Ponsacco e il suo Territorio

FAUSTO PETTINELLI

Ponsacco e il suo territorio

Genti e luoghi della memoria

1.1 Ponsacco e il suo Territorio_fausto pettinelli

Autore: Fausto Pettinelli

Pubblicazione: [Pisa] : CLD libri, 2007

Descrizione fisica: 118 p. : ill. ; 23×25 cm

Collana a cura di Moreno Bertini

Cartoline: archivio Giuseppe Panicucci

Collaborazione: Gruppo Collezionisti Valdera

 

1.1 Ponsacco e il suo Territorio_fausto pettinelli

Il consiglio dell'aquila

Ciao ragazzi!
Questo testo è un invito speciale a fare un viaggio nel tempo, proprio qui a Ponsacco. Forse pensate che Ponsacco non abbia grandi castelli o monumenti famosi, ed è vero. Ma la vera ricchezza del nostro paese è un’altra: la sua gente, la sua storia fatta di lavoro e di un grande cambiamento, che l’ha resa un centro importante. Viaggeremo tra vecchie cartoline in bianco e nero.
Vi sembrerà di guardare foto di un secolo fa, ma vedrete che, togliendo le auto e i segni della nostra vita moderna, i luoghi, i volti e anche la luce sono incredibilmente simili a quelli di oggi. Osservando queste immagini, non stiamo solo sfogliando un album di famiglia, ma stiamo riscoprendo da dove veniamo. È importante capire le nostre radici, i sacrifici e la storia di chi è venuto prima di noi.
Quindi, preparatevi a guardare Ponsacco con occhi nuovi. Come in ogni famiglia, è bello ritrovarsi, ricordare e capirsi meglio. Sfogliando questo libro, avrete l’occasione di farlo. Siete pronti a partire?

Parola all'autore: Fausto Pettinelli

“…Niente castelli, palazzi blasonati, ville o monumenti, perché Ponsacco è stato sempre e lo è tuttora un paesone espressione di una nobiltà diversa, quella di un dignitoso proletariato, anzi fino ad un’ottantina di anni fa, di un sottoproletariato che però, dal dopoguerra a oggi, ha compiuto un virtuoso ribaltone, riscattando il passato remoto e piazzandosi ai primi posti in un’ideale classifica dei centri produttivi, commerciali e artigianali più attivi, fecondi e ricchi di tutta la Valdera.
Ma per chi è nato e vissuto qui non vi è dubbio che queste immagini in bianco e nero, coperte dalla patina del tempo, suscitano un’emozione forte. Esse stanno a dimostrare come siano bastati appena cent’anni, e spesso anche molto meno, per ritrovarvi i segni profondi della costante affinità che lega in maniera indelebile genti, luoghi e tempi oggi ritenuti così diversi e remoti.
Non si tratta dunque di evocare la consunta retorica da strapaese, ma piuttosto di scoprire o riscoprire quella vena non esaurita di conoscenza, di confronto, ma anche di rispetto che in tempi diversi ha amalgamato una comunità che ha affrontato e sofferto privazioni, migrazioni, guerre e sangue, l’altra faccia nascosta di queste cartoline che, viaggiate o no, aristocratiche o plebee, costituiscono il biglietto di visita, l’album di famiglia di Ponsacco…”

Alessandro Cicarelli
Saluto del Sindaco

Vi sono tanti modi per favorire la conoscenza della propria storia, la riscoperta delle proprie origini, il ricordo di luoghi e fatti che hanno segnato, anche magari solo a livello popolare, la “quotidianità” di un tempo.

Farlo attraverso una raccolta di cartoline e fotografie d’epoca, fra tutti, forse rappresenta il modo più originale e immediato. L’immagine riesce infatti a descrivere in modo diretto ciò che si vuol rappresentare, trasmettendone in maniera efficace anche sensazioni ed emozioni spesso legate al piacere del ricordo.

Un piacere che per alcuni avrà il sapore di un nostalgico e dolce amarcord, segnato dall’opportunità, magari, di poter rivedere un flash di “vita vissuta”; un piacere, per altri tutto nuovo, di scoprire come era Ponsacco e chi erano i Ponsacchini…

“…Una operazione così importante è stata possibile grazie all’opera di tutti coloro che hanno sempre tributato grande importanza alla ricerca storica, fatta magari attraverso foto e immagini.

Si tratta per lo più di collezionisti che in occasioni come questa diventano una risorsa fondamentale, senza la quale sarebbe davvero impossibile realizzare opere editoriali così importanti ed interessanti.

Un ringraziamento quindi sincero e sentito va a Moreno Bertini e a Giuseppe Panicucci, la cui passione per il collezionismo ha già permesso di realizzare non solo ​altre opere come questa, ma anche altre iniziative degne di encomio…”

 

Moreno Bertini
Presentazione: La memoria e l’immagine. Un tentativo di conservare il passato per il futuro.

“…quest’opera è, e sono sicuro lo rimarrà per molto tempo, la più organica e compiuta catalogazione delle cartoline di Ponsacco e del suo territorio ad oggi conosciute. Per la prima volta tutte insieme, e qui sta la novità. Per la prima volta con un ricco ed esaustivo apparato didascalico, e qui sta la singolarità.

Non va comunque sottaciuto che diverse di queste foto (la cartolina è pur sempre tratta da una fotografia) vedono la luce sulla carta patinata unicamente in questa occasione, essendo state oggetto di conoscenza solo attraverso il mondo un po’ elitario e circoscritto del collezionismo. E tralasciando una volta tanto i concettuali e spesso stucchevoli temi legati alla storia, alla cultura e all’evoluzione della cartofilia, voglio parlare proprio di colui senza la cui passione, la cui abnegazione, il proprio sacrificio economico, non sarebbero mai arrivati fino a noi questi cartoncini così preziosi: il collezionista.
A Ponsacco vivono diverse di queste figure ma, che io sappia, il più grande, il più completo, il più autorevole, il più innamorato della propria terra è un signore di mezza età che, senza un grandissimo bagaglio culturale alle spalle, ha fatto del collezionismo materia di studio ed è diventato uno dei massimi conoscitori della storia recente del suo paese: Giuseppe Panicucci.
È evidente che senza il suo contributo noi non avremmo potuto sfogliare e gustarci questo libro. Se poi l’opera non si limita ad essere un semplice album di immagini, ma anche un condensato di micro-storia ponsacchina, lo dobbiamo all’accattivante, briosa ed incisiva penna di Fausto Pettinelli.

Egli ci fornisce puntualmente dati, aneddoti, curiosità su fatti, personaggi, miti e leggende di una Ponsacco che non c’è più. Attraverso la narrazione didascalica ci consente di vedere anche ciò che la cartolina nasconde, facendola diventare testimonianza iconografica di un vissuto più ampio e complesso che perde a tratti i connotati dello spazio e del tempo per assumere i caratteri dell’appartenenza e dell’identità…”

Fausto Pettinelli
Introduzione: Ponsacco in Cartolina

…Infine, queste fotografie inducono anche ad un’altra riflessione. Col passare degli anni e delle generazioni appare sempre più evidente la scomparsa di quel sano, magnificente amalgama che connotò per secoli il tempo in cui era predominante la civiltà contadina. Esaurita quella stagione, il testimone è passato al prepotente avvento della civiltà industriale e ancor più di quella tecnologica e lambiccata dei nostri giorni. Ma è altrettanto vero che il sentimento di appartenenza continua a fiammeggiare, anzi il legame che ci unisce a quelle immagini è percepito con sempre maggior forza man mano che gli anni passano, pertanto affinché questo patrimonio affettivo, etico e morale non vada perduto è necessario stimolare un dialogo attivo, specie fra le giovani generazioni, in modo da far sì che si impari “chi, come, dove, quando e perché”.  E allora, come succede in tutte le famiglie, ogni tanto è bene rivedersi, riconciliarsi, condividere ricordi comuni per conoscerci meglio, per capire e capirci. Per volerci più bene.”

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Corso Vittorio Emanuele (attuale Corso Matteotti)

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Il Ponte sul fiume Cascina

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Piazza Iacopo D’Appiano (attuale Piazza Valli)

Cartoline Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Corso Vittorio Emanuele (attuale Corso Matteotti)

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Piazza San Giovanni Evangelista

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Piazza Iacopo D’Appiano

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Foto Panoramiche

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: Camugliano – Villa Niccolini

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche di Ponsacco: La Mostra del Mobilio dal 1951 al 1970

Cartoline di Archivio Giuseppe  Panicucci e didascalie di Fausto Pettinelli

 

Fausto Pettinelli
Uomini celebri di Ponsacco: Jacopo D’Appiano (1318-1398)

È probabile che il cognome De Appiano indichi il luogo di origine di questa famiglia.
Infatti, specie nel secolo XIV°, assai numerosi furono i cittadini pisani con questo cognome, tutti appartenenti alle Arti dei Notai.
Invece non sappiamo se i d’Appiano a cui appartenne Jacopo fossero arrivati a Pisa dal castello di Appiano che sorgeva nel territorio compreso fra Gello, Ponsacco e Pontedera.
Il fatto però che nel 1371, come risulta da un’iscrizione che si legge ancor oggi sulla campana custodita nel battistero di Ponsacco dove fu portata dalla distrutta pieve di Appiano, Jacopo, già a quel tempo Cancelliere degli Anziani di Pisa, fosse “Operaio” della chiesa di Appiano e che ancora verso la metà del secolo XV° gli eredi di Jacopo possedessero dei terreni nella zona di Appiano, fa pensare che la famiglia di Jacopo abbia avuto le sue origini proprio in questo castello, anziché a Pisa dove, secondo il prof. Ottavio Banti, ordinario di storia nella facoltà di lettere dell’università di Pisa, il padre di Jacopo, Vanni, sarebbe nato verso la fine del secolo XIII° dal notaio ser Benvenuto quondam Jacopi…

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Fausto Pettinelli
Uomini celebri di Ponsacco: Francesco Valli (1734-1815)

Francesco Valli, medico ginecologo, è con Eusebio uno dei Valli più illustri. Egli nacque a Ponsacco nel 1734 e morì a Firenze nel 1815.
La sua celebrità deriva dai vasti studi compiuti prima a Firenze e poi a Parigi in medicina e chirurgia ed in particolare in ostetricia e ginecologia, discipline che nel Settecento ebbero un grande impulso. Lazzaro Spallanzani aveva da poco posto fine all’aspra contesa fra ovisti e animacolisti, spiegando la genesi della fecondazione. Il francese Andrè Levret fece studi fondamentali sulla gravidanza extrauterina e lo scozzese William Hunter sulla retroflessione dell’utero gravido e, infine, grazie al maestro William Smellie, in quel tempo si diffuse l’uso del forcipe. Appena laureato all’università di Firenze, Francesco Valli esercitò per pochi anni la professione medica, ma poi capì che per approfondire gli studi occorreva andare a Parigi, la cui scuola di medicina e chirurgia era allora la prima in assoluto in Europa.
Attirata su di sé l’attenzione del marchese Niccolini di cui era nota a Firenze e a Ponsacco la grande magnanimità, il Valli vinse ogni residua resistenza del padre Settimio, esperto agronomo, gonfaloniere del Comune ed eletto nell’ambito rango di “Operaio della Pieve”, il quale aveva ripetutamente manifestato il proprio parere contrario al progetto del figlio, anche perché le spese di un lungo soggiorno nella capitale francese sarebbero state insostenibili.
Fu dunque il marchese Niccolini che, ancora una volta, intervenne e Francesco Valli partì…

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Fausto Pettinelli
Uomini celebri di Ponsacco: Francesco Vaccà Berlinghieri (1732-1812)

In una sua biografia pubblicata dall’editore Francesco Mariotti di Pisa nel 1878 è scritto:

 

“Era molto tempo che l’Italia non aveva veduto comparire in medicina un’opera che accoppiasse la semplicità e l’ingenuità del Redi, al vero spirito d’osservazione d’Ippocrate. Tali furono quelle scritte da Francesco Vaccà. Ogni pagina di esse offre l’impronta dello scrittore filosofo; tutte contengono luminosi principi coi quali egli ha illustrato la medicina, l’Italia e se stesso”.


Francesco Vaccà Berlinghieri fu un ricercatore e un maestro fra i più eccelsi.
Nacque a Ponsacco nel 1732 e fece i suoi primi studi nel seminario di Pisa per passare quindi all’università di Firenze dove si laureò in medicina.
Nell’anno stesso del suo matrimonio con Rosa Pardini, un’avvenente giovane di una distinta famiglia di Buti dov’egli esercitava la professione, nel 1765 pubblicò un trattato intitolato “Memoria sulle infiammazioni” che gli valse un invito alla corte di Polonia. Ma Francesco non potè accoglierlo perché preferì rimanere accanto al vecchio padre gravemente ammalato.
Anche nella vita professionale di questo scienziato sarà determinante l’intervento del marchese Lorenzo Niccolini il quale, subito dopo la laurea, lo propose per la cattedra di istituzioni chirurgiche dell’università di Pisa…

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Fausto Pettinelli
Uomini celebri di Ponsacco: Eusebio Valli (1755-1816)

Eusebio Valli è il più grande fra gli uomini celebri di Ponsacco.

Prima di tutto fu un eroe, perché sacrificò la vita allo studio delle malattie più terribili, eppoi fu uno scienziato che anticipò di quasi un secolo gli studi di Louis Pasteur realizzando, sia pure empiricamente, la vaccinazione antirabbica con l’inoculazione di bava di cani idrofobi attenuata col succo gastrico delle rane.
Un ragazzo di Livorno, figlio della vedova Rosselmini – dicono le cronache – e la stessa cameriera del dottor Eusebio, entrambi morsicati da un cane idrofobo, si salvarono con questo miscuglio e nel “Giornale Medico di Venezia” in data 1795, si legge che il Valli distrusse anche l’effetto mortale del veleno delle vipere.
La vita di Eusebio Valli per certi versi è romanzesca, avventurosa e anche drammatica.
Nato nel 1755, figlio del chirurgo Giuseppe, prima medico a Casciana Alta e poi a Monterchi in Val Tiberina, Eusebio si laureò nell’università di Pisa grazie anche al finanziamento del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena, al quale era stata rivolta una supplica dai parenti e dal prof. Francesco Vaccà Berlinghieri, perché a soli 55 anni, per un ictus cerebrale, gli era morto il padre.
Appena laureato, seguendo un naturale impulso, anziché esercitare la professione, cominciò a viaggiare prediligendo quei paesi dove più infierivano le epidemie di peste.
Nel 1783 lo troviamo a Smirne, in Turchia, dove la peste bubbonica stava decimando la popolazione…

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