La civiltà del legno

Benozzo Gianetti - Fausto Pettinelli

La civiltà del legno

I legnaioli di Ponsacco. Storia del mobile, della Mostra e del Museo

5.1 La civilta del legno

Autori: Benozzo Gianetti – Fausto Pettinelli

Pubblicazione: Ponsacco : Ente Mostra del Mobile, stampa 2004
Descrizione fisica: 204 p. : ill ; 30 cm

 

5.1 La civilta del legno

I tesori della memoria: viaggio nel tempo con Benozzo

Rubrica di introduzione ai libri di storia locale: interviste a Benozzo Gianetti
Presentazione del libro LA CIVILTA’ DEL LEGNO (durata 3:33 minuti)

 

Il consiglio di Truciolo, il picchio

Immaginate una piccola città, Ponsacco, che dopo la guerra si è trasformata nella capitale segreta dei mobili. Non parlo di noiosi armadi, ma di pezzi che hanno fatto la storia!
Tra il 1950 e il 1966, è stato un vero “Boom”! Era come se ogni famiglia italiana volesse un mobile di Ponsacco. Ma la vera star, il pezzo leggendario, era la “Camera Ponsacchina”, un’idea geniale nata dalla mente di un certo Gino Chiarugi prima ancora che scoppiasse la guerra. Era come avere l’ultima console: tutti la volevano. C’era anche la “Pancina” di Oscar Pratelli e i disegni super-cool di Corrado Ferrini.
I Ponsacchini, gente tosta, erano dei veri artigiani-ninja: lavoratori instancabili, super intraprendenti, un po’ individualisti, ma capaci di risollevarsi da ogni crisi. Li chiamavano affettuosamente “bérva”, che nel loro dialetto è un complimento per dire che sono dei tipi tosti!
C’era un trucco segreto per far girare l’economia: la cambiale, una specie di “pagherò” per comprare i mobili a rate. E la città cresceva a vista d’occhio grazie a un sacco di persone arrivate da fuori (l’immigrazione post-1951).
Però… c’è sempre un però. A un certo punto, Ponsacco ha commesso un “grave errore”, tipo dimenticare di salvare i progressi nel videogioco: non hanno creato una zona industriale seria. Risultato? Tante aziende, tra il 1971 e il 1975, hanno fatto le valigie e si sono trasferite a Perignano (vicino a Lari).
E la cosa più triste? La Scuola del Mobile, una specie di “Accademia dei Falegnami” nata nel 1919 (e migliorata nel ’53-54), è stata chiusa a metà degli anni ’70. Un vero peccato, come perdere il proprio superpotere!
Ponsacco ha avuto un passato glorioso, ma anche qualche inciampo, dimostrando che anche le città più creative possono fare degli errori. Resta la storia di una piccola comunità che ha arredato l’Italia!

 

Archivio Giuseppe Panicucci
Cartoline storiche inizio Novecento delle prime attività del legno a Ponsacco

Selezione di cartoline  messe a disposizione dal collezionista ponsacchino Giuseppe  Panicucci

Parola agli autori: Benozzo Gianetti e Fausto Pettinelli

Con la definizione “civiltà del legno”, abbiamo voluto connotare un secolo di vita e di lavoro che ha trasformato, in tutto il 1900, gli abitanti di Ponsacco da contadini, mezzadri, terrazzieri, operai comuni spesso senza lavoro fisso, mattonai, venditori di saponette, “gremignaie”, “ladri di polli” per fame, fino al “celeberrimo” appellativo “rubbaórsi” scaturito dal famoso fattaccio dell’orso, in legnaioli, esperti falegnami, artigiani, industriali, commercianti di prodotti del legno, venduti in tutta Italia ed esportati all’estero.
Il vero protagonista di questo sorprendente risveglio è il “ponsacchino” che ha costruito la sua esistenza con le proprie mani, con il proprio estro, molto individuale e talvolta collettivo, con l’immensa volontà di riuscire, lavorando dall’alba al tramonto, con tanta e fortunata intuizione e una dose di caparbio ingegno che intendeva redimere una grama e travagliata esistenza segnata dalla miseria più nera che spinse uomini e donne, famiglie intere con i bambini ad “espatriare” in Piemonte e in Francia a “fare i mattoni” raggranellando pochi soldi per sopravvivere. Abitavano nei “ciabotti”, piccole stanze, una accanto all’altra, senza tetto, coperte da canne e da frasche. Lavoravano dalla mattina alla sera, tutti i giorni compresa la domenica.
Poi tutto cambiò, la fortuna, come dice il proverbio, aiutò gli audaci. Seguiamo passo passo l’evoluzione che trasformò Ponsacco in un centro di lavoro, di idee, di tentativi e di realizzazioni inimmaginabili.
Per registrare tali trasformazioni ci siamo avvalsi di strumenti storici, pubblicazioni, tesi di laurea, ricerche di mercato, dati ufficiali della Camera del Commercio di Pisa e soprattutto del racconto orale di protagonisti ancora in vita.
Molti di costoro sono stati citati, ma sappiamo bene che non sono tutti. Ci scusiamo, pertanto, con gli “assenti”. Questa storia, comunque, intende rappresentarli tutti.
Gli autori
FOTOGRAFIE
Foto d’epoca dei falegnami ponsaccchini

 

Riassunto SMALL a cura di Truciolo, il picchio

Il documento ripercorre la storia del settore mobiliero di Ponsacco, affermatosi a livello nazionale e internazionale soprattutto dal dopoguerra. Inizialmente orientata su mobili di serie, sobri ed economici (a differenza di Cascina), la produzione conobbe un “Boom” tra il 1950 e il 1966.Elemento chiave del successo fu la “Camera Ponsacchina”, ideata da Gino Chiarugi prima della guerra. Altri modelli importanti furono la “Pancina” di Oscar Pratelli e i disegni di Corrado Ferrini (1895).
Nonostante una storia di successo, Ponsacco commise un “grave errore” non predisponendo un’area industriale, causando l’esodo di molte aziende verso Perignano (Lari) tra il 1971 e il 1975.
Anche la Scuola del Mobile, istituita nel 1919 (e divenuta Istituto Professionale nel 1953-54 su impulso di Vasco Marri e On. Gronchi), venne chiusa a metà degli anni ’70 per disinteresse, un fatto considerato una sconfitta.Aspetti economici cruciali furono l’uso della cambiale per i pagamenti dilazionati e la forte crescita demografica post-1951 (immigrazione). I Ponsacchini sono descritti come lavoratori, intraprendenti ma individualisti, capaci di riprendersi dalle crisi (“bérva”).

 

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LA CIVILTA' DEL LEGNO - introduzione

Podcast  che ci racconta il libro “Civiltà del legno” di Gianetti e Pettinelli. Durata 14:27

Riassunto MEDIUM a cura di Truciolo, il picchio

Contenuto Generale:

Tema: Ricostruzione della storia del mobile e dei mobilieri di Ponsacco, in particolare dal dopoguerra in poi, che ha trasformato la cittadina in un centro mobiliero di fama nazionale e internazionale

Periodo Storico: Sebbene le prime botteghe artigiane risalgano alla fine dell’Ottocento (legate a botti, porte, infissi), è solo dagli anni Cinquanta del Novecento che Ponsacco si afferma come area di produzione di mobili
Caratteristiche della Produzione: Inizialmente la produzione a Ponsacco era orientata su mobili di uso corrente, costruiti in serie, con modelli sobri e legni meno pregiati (a differenza di Cascina che produceva mobili di qualità e stile a prezzi alti)

Il “Boom” (1950-1966): Periodo di rapida crescita economica che vide la moltiplicazione delle aziende, la richiesta di manodopera (con conseguente immigrazione) e la necessità di spazi extraurbani per la costruzione di grandi laboratori (“capannoni”)

Trasferimento delle Imprese: Un “grave errore” dell’Amministrazione Comunale di Ponsacco, che non predispose un’area industriale, portò all’esodo di molte aziende (circa 30 con 600 operai tra il 1971 e il 1975) verso la vicina zona industriale di Perignano (Comune di Lari)

Figure Chiave e Prodotti Emblematici:

Autori: Benozzo Gianetti e Fausto Pettinelli.

La Camera “Ponsacchina”: Un elemento cruciale per il successo di Ponsacco. Ideata e disegnata dall’artigiano Gino Chiarugi (con bottega in Via dei Mille) prima della Seconda Guerra Mondiale. Era una camera da letto con pilastri dell’armadio e del comò leggermente curvi, linea semplice, ben costruita con abete impiallacciato a regola d’arte (noce, palissandro, radica di noce, mogano), e con un prezzo accessibile. Dopo la guerra, altri artigiani la produssero, spesso modificandola].

La Camera “Pancina”: Ideata da Oscar Pratelli intorno agli anni ’30. Aveva ante dell’armadio leggermente curve in avanti. Ebbe successo per la sua costruzione robusta e il valore commerciale. Oscar Pratelli ideò anche la camera “Tipo 38” che prefigurava la “Ponsacchina”

Corrado Ferrini: Artigiano tornitore, falegname e disegnatore che nel 1895 realizzò un album di disegni di mobilia (camere da letto, divani, poltroncine, tavoli, consolle, vetrine, credenze, scrivanie, ecc.).

La Scuola del Mobile:

Istituzione: Nel 1919 fu istituita la “Scuola d’arte applicata all’Industria” dalla Società Operaia
Evoluzione: Divenne statale nel 1925 (“Corso biennale di addestramento professionale”), e nel 1937-38 “Scuola triennale di Avviamento professionale a tipo industriale”.
Istituto Professionale Statale del Mobile: Istituito nel 1953-54 (annesso all’Istituto “Fascetti” di Pisa) su impulso del Prof. Vasco Marri e con l’interessamento dell’On. Gronchi (allora Presidente della Camera). La nuova sede fu inaugurata nel 1960.
Chiusura: L’Istituto venne chiuso a metà degli anni ’70 per disinteresse generale, in particolare dell’Amministrazione Comunale. La sua chiusura è considerata una sconfitta che ha danneggiato il settore mobiliero locale.
Tentativi Successivi: Nel 1991 fu tentato un nuovo Istituto Superiore, ma venne scelta una sezione di Ragioneria anziché una specializzata nella “lavorazione e commercializzazione del mobile,” che naufragò nel 1996.

Aspetti Economici e Sociali:

Cambiale: Fu il principale mezzo di pagamento, oltre al contante, fondamentale per lo sviluppo dell’industria mobiliera. Il suo uso permise a molti acquirenti di dilazionare i pagamenti e stimolò gli scambi finanziari.
Demografia: La popolazione di Ponsacco passò dai 5043 abitanti del 1901 a 6894 nel 1951. La “grande esplosione” demografica (immigrazione da Colline, paesi vicini e Sud Italia) avvenne tra il 1951 e il 1981, portando gli abitanti a stabilizzarsi sui 12.000.
Indole dei Ponsacchini: Descritto come un popolo lavoratore, intraprendente, ospitale, ma anche individualista, e che si è sempre ripreso dalle crisi economiche (la “caóna”) grazie alla sua tenacia e alla “bérva” (famoso detto popolare che indica la rabbia o la spinta a reagire).

 

Parte I
Il legnaiolo tra il 1700 e la fine del 1800 – Pag. 15
L’evoluzione dell’industria del mobile – Pag. 19
Falegnameria prima del 1940 – Pag. 22
Il boom del mobile. Dal 1950 al 1966 – Pag. 25
Dove costruire il grande laboratorio? – Pag. 27
Una camera chiamata Pancina – Pag. 32
La Ponsacchina, una camera per tutti – Pag. 33
La cambiale: croce e delizia – Pag. 35
Movimento demografico dal 1900 al 2000 – Pag. 37
Indole e vita comunitaria dei ponsacchini – Pag. 41
Ponsacco vive e lavora in una sua identità… – Pag. 45
Dalla Scuola d’arte all’istituto professionale… – Pag. 51

Parte II
Pulegge in legno per trasmissioni – Pag. 61
La fabbrica delle eliche – Pag. 63
Dal legnaiolo al falegname – Pag. 67
L’apprendista falegname – Pag. 77
Il lustrino – Pag. 79
L’intagliatore – Pag. 83
L’intarsiatore – Pag. 87
I commercianti di legname – Pag. 87
Il rappresentante – Pag. 93
Il restauratore – Pag. 95
Il disegnatore – Pag. 97
Il trasportatore – Pag. 101
Le macchine automatiche – Pag. 105
Dal truciolo al truciolare… – Pag. 113
I lavori complementari:
a) ferramenta – Pag. 115
b) vetrerie, marmerie – Pag. 117
c) dalla seggiola alla poltrona – Pag. 118
d) giocattoli e…zoccoli – Pag. 118
e) Bottai e carrai – Pag. 119
Il fotografo industriale – Pag. 121
La contabilità dell’azienda – Pag. 123
La cooperazione – Pag. 127

Parte III
Breve storia della Mostra – Pag. 133
Le campionarie dal 1947 al 2003 – Pag. 158

Parte IV
Il museo del legno – Pag. 163
Appendice
Modi di dire, frasi idiomatiche, aneddoti… – Pag. 169
La sagra del truciolo – Pag. 175
Gli arnesi più comuni del falegname – Pag. 177
Ditte operanti nel settore legno – Pag. 187
Bibliografia – Pag. 199
Informatori – Pag. 201
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