La nostra cucina

Università della Terza Età Ponsacco

La nostra cucina

Come stile di vita, di cultura e di socializzazione

6.3 LA NOSTRA CUCINA copertian

Ente promotore:  Università della Terza Età Ponsacco

Pubblicazione: Ponsacco, Nuova Stampa 2012
Descrizione fisica: 100 p. , ill. , 28 cm

In occasione dei 20 anni  dell’UTE Ponsacco (1993-2012)

 

Gruppo Redazionale: Rettorato dell’Università: Fabrizio Gallerini (Rettore), Benozzo Gianetti (vicerettore), Daniela Mariottini (Segretaria), Angelo Iacarelli (Amministratore), Tamara Iacoponi (Rappresentante del Comune), Adriano Ferretti (Rappresentante della Misericordia)

 

Gruppo di lavoro: Marta Bertacco (trascrizione computerizzata); Paola Giuntini (coordinamento ricette); Benozzo Gianetti cura della pubblicazione

6.3 LA NOSTRA CUCINA copertian

I tesori della memoria: viaggio nel tempo con Benozzo

Rubrica di introduzione ai libri di storia locale: interviste a Benozzo Gianetti

Presentazione del libro LA NOSTRA CUCINA (durata 4:43 minuti)

Il consiglio di Elisa, la gazza

Benvenuti a bordo di una vera e propria macchina del tempo culinaria!
Questo non è solo un libro di ricette, ma un viaggio sorprendente nella storia e nella cultura del nostro territorio, raccontato attraverso i sapori e i profumi di una volta.
Immaginate di sedervi a tavola con i vostri nonni o bisnonni, in un’epoca in cui la vita era molto diversa, specialmente in cucina. Scoprirete perché mangiare insieme era un momento “sacro”, il cuore della famiglia e della comunità. Ogni ricetta, anche la più semplice, nasconde una storia di lavoro nei campi, di feste e tradizioni che hanno segnato la vita di un intero paese. “La nostra cucina” vi mostrerà:
Il cibo come storia: Come gli ingredienti poveri e genuini (dal campo alla tavola!) fossero la base della nostra Dieta Mediterranea ben prima che diventasse famosa in tutto il mondo.
Segreti di benessere: Perché i nostri antenati, con la loro alimentazione semplice, avevano intuizioni sulla salute che la scienza moderna, come conferma la Prof. Daniela Giachetti nel libro, ha riscoperto solo di recente. È un modo per nutrirsi correttamente, in modo naturale e senza stress.
Un tesoro di ricette: Non solo leggerete aneddoti divertenti e curiosi sulla vita di Ponsacco, ma troverete anche le ricette autentiche e originali, tramandate di generazione in generazione, pronte per essere provate anche da voi in cucina.
Se siete curiosi di conoscere le radici della vostra cultura, di riscoprire sapori autentici e di capire quanto un piatto di fagioli potesse essere considerato un “super-cibo” due secoli fa, questo è il libro che fa per voi. Preparatevi a farvi venire l’acquolina in bocca e a diventare degli esperti di storia gastronomica!

Presentazione degli autori: Il Rettorato U.T.E. Ponsacco

La tavola come unione della famiglia

La generazione di noi maggiorenni è vissuta nel secolo ventesimo caratterizzato da grandi scenari storici, sociologici e culturali. Dopo la prima guerra mondiale, i nostri nonni patirono il ventennio fascista, parteciparono, loro malgrado, alla seconda guerra mondiale, furono protagonisti, come noi, dello stato repubblicano e democratico durante il quale ognuno ha costruito la sua vita, il suo lavoro, i suoi figli per un avvenire migliore, che si è oscurato da nubi profonde.
Lo spartiacque più evidente del secolo scorso è il 1950: una profonda linea che ha marcato la vita di tutti. Dalla distruzione alla ricostruzione, dalla miseria alla ricchezza (spesso apparente), dall’analfabetismo alla scuola per tutti, dalla coesione della famiglia patriarcale e tradizionale alla formazione di una famiglia spesso disgregata, preoccupata del denaro, senza anziani, senza o con pochi figli.
Il fulcro della vita contadina e urbana, nel periodo anteguerra, era il pranzo e la cena durante i quali il babbo e la mamma parlavano del lavoro, degli interessi, educavano i figli ad una vita armoniosa, basata sull’onestà, sul reciproco aiuto, sul rispetto degli anziani, tramandavano ai giovani i valori civili e religiosi incitandoli a fare il bene e fuggire il male.
I pochi soldi portati dal capofamiglia e dalla donna che si “arrangiava” per racimolare due spiccioli permettevano di comprare cibi comuni, a poco prezzo e la carne una volta la settimana. Tutto il resto arrivava dalla campagna, dagli orticelli casalinghi, dal “ruscolare” olive, grano, granturco, patatine, uva nei campi dopo i grandi lavori agricoli.
Il cibo, però, preparato dalle mani sapienti della donna diventava saporito ed appetitoso, atteso dai ragazzi e dai grandi che sedevano a tavola con gioia e allegria sia nelle feste che nei giorni di lavoro.
Il nostro impegno si è basato sullo studio di questi binomi: cibo sano e genuino, anche se misero, in rapporto con la vita quotidiana; lavoro dei campi in rapporto con liete mangiate; le festività e le ricorrenze in rapporto alle amicali bisbocce e allegre tavolate di invitati.
La ricerca delle tradizioni e delle ricette, affidata alle ponsacchine “dòcche”, ha portato alla luce gran parte di un mondo ormai scomparso, di un modo di nutrirsi non più in uso, di cibi, bevande e piatti, ieri ricercati e appetitosi, oggi dimenticati o trascurati perché sopraffatti da alimenti surgelati, precotti, conservati con additivi, serviti con salse estranee alla nostra cognizione, lontani o contrari alla nostra dieta e cultura mediterranea.
Una ventata di odori, sapori e profumi passati avranno il potere di farci meditare e valutare quale siano ancora oggi i cibi da salvare.”   
Il Rettorato

Prefazione di Alessandro Cicarelli, sindaco

Un libro che racconta la storia della nostra cucina

Un libro di cucina? O un libro di storia?
La domanda può sembrare molto strana. In realtà quello che stiamo presentando è un libro originale che parlando di cucina non fa altro che raccontare la storia.
La storia più affascinante e accattivante spesso è rappresentata dal racconto della vita quotidiana di un popolo o di un periodo storico.
Per certi aspetti è proprio questo il modo migliore per comprendere realmente il “contesto storico” di riferimento, per capire le profonde differenze con il mondo attuale, per conoscere fino in fondo le motivazioni di certi comportamenti e atteggiamenti destinati a segnare per l’appunto epoche diverse.
Quella di “mangiare” è una delle azioni necessarie della vita quotidiana e più di ogni altra probabilmente è in grado di farci capire il contesto economico, sociale e culturale di una epoca.
Perché è evidente che le ricette non possono non tener conto della capacità di spesa della famiglia, dei tempi domestici e lavorativi, delle tradizioni di una comunità. Tutti aspetti che ovviamente il libro ci aiuta a conoscere riproponendoci un vero e proprio “spaccato” di vita ponsacchina, alla quale per ricordo o memoria ci sentiamo ancora tutti intimamente legati.
Un affresco della società di allora che ci fa capire, ancora più di oggi, quanto fosse importante l’esigenza di affrancarsi dal bisogno alimentare, e come di fatto attorno alla “tavola” ruotassero i momenti più importanti anche della vita di comunità.
A differenza di altre opere questa fra le altre cose ci permette non solo di riscoprire usi e tradizioni, ma anche, perché no, di poterle mettere in pratica facendoci guidare dalle ricette presenti nel libro stesso.
Questo libro rappresenta un’altra importante occasione per conoscere la storia del nostro paese, la sua cultura popolare, ricordando tradizioni, usi e costumi, antichi sapori.
Un plauso e un ringraziamento sincero devono essere rivolti all’UTE, che facendo tesoro delle importanti testimonianze di cui dispone, ancora una volta si è resa protagonista di un’altra apprezzabile operazione editoriale, contribuendo ad arricchire la “biblioteca storica” del nostro paese.
Il Sindaco di Ponsacco, Alessandro Cicarelli

Prefazione di Fausto Pettinelli

Se il dottor Valli avesse scritto la prefazione di questo libro, chissà come sarebbe stato felice e quanti elogi avrebbe rivolto agli autori che hanno saputo recuperare la cultura semplice, ma sana della cucina di tanti anni fa. E lo hanno fatto così bene che da queste pagine sembra spandersi come per magia una fragranza di sapori, odori e colori ormai dimenticata perché soppiantata dai cibi liofilizzati, dai surgelati, dalle confezioni sottovuoto e dagli sbrigativi arrosti nel forno a microonde.
Il dottor Eusebio Valli, medico, scienziato ponsacchino vissuto fra il ‘700 e l‘800, considerato il precursore della moderna immunologia per i suoi vasti studi sui vaccini contro il vaiolo, l’idrofobia e la malaria, aveva intuito che le raffinate leccornie elaborate dai cuochi dei signori di due secoli fa, erano la causa principale di ogni specie di malanni, spesso anche mortali.
Lo scrive, o meglio lo spiega evitando l’astrusa terminologia scientifica, in un libretto stampato a Livorno nel 1795, intitolato “Quadro di un’opera del Dottor Eusebio Valli sopra la vecchiaia”.
Si tratta di una sorta di vademecum per gli anziani nel quale il medico dedica la maggior parte del suo studio all’importanza di una corretta dieta alimentare, cioè alla cucina, raccomandando di evitare il più possibile la carne, gli intingoli, i salumi e indicando il pesce e ogni specie di verdura e di cereali, come autentici toccasana per campare bene e a lungo.
I fagioli lessi, conditi con l’olio d’oliva, un alimento che per secoli è stato il piatto principe sulle tavole degli italiani meno abbienti, considerato un piatto povero se non addirittura spregevole, nel libro del Valli si nobilita e diventa un alimento indispensabile, “ricco di sostanze proteiche tanto quanto una fetta di maiale”.
Per queste affermazioni e anche per altri studi, sempre osteggiati dalla medicina ufficiale, lo scienziato fu spesso giudicato uno stravagante, uno stregone e perfino un imbroglione.
Anche nel suo paese.
Ecco perché se oggi potesse leggere questo godibilissimo libro che fa venire l’acquolina in bocca con cronache di bolliti, di fritti e arrosti, di verdure, fagioli, cipolle e frutta, che tramanda le ricette e i segreti della nonna, che ricorda infusi e tisane per la tosse, catarro, diarrea e stitichezza, toccherebbe il cielo con un dito avendo la prova della correttezza delle sue intuizioni che nel settecento facevano scandalo come fossero eresie, e ora largamente suffragate dai più illustri dietologi di tutto il mondo.
Quest’opera realizzata dagli “ studenti dell’Università della Terza Età propone una lettura divertente, agile e istruttiva essendo impreziosita da numerosi richiami storici incastonati in un affascinante mosaico le cui tessere richiamano celebri aneddoti di una ponsacchinità forse un po’ becera, ma di certo familiare e simpatica, perché senza fronzoli.
E allora ecco ridare voce e anima a quegli irripetibili personaggi che in qualche modo hanno lasciato una traccia non solo nel variopinto e saporito capitolo della gastronomia locale, ma anche in quello esistenziale, in cui i rapporti interpersonali non erano competitivi, ma si basavano sui vincoli di un’amicizia schietta.
Era un’amicizia che raggiungeva la massima espressione nelle ribotte in qualche fumosa bottega di falegname trasformata in un’estemporanea trattoria profumata di odori forti di cucina e nelle gioiose merende in Camugliano, col banchetto dei croccanti e delle mente.
Si dirà che il mondo è cambiato, che la cultura della vecchia cucina ha perso la sua peculiare validità che imbandiva pranzi luculliani interminabili, ma che riusciva anche a nobilitare le pietanze più povere, ha definitivamente chiuso la carriera perché la moderna cultura della cucina deve impegnare cinque o dieci minuti, al massimo, per allestire un pranzo. Poi altri dieci minuti per consumarlo e poi, via di corsa al lavoro.
Fausto Pettinelli

Prefazione della Prof. Daniela Giachetti

Gioiosa riscoperta di gustosi piatti della nostra grande tradizione gastronomica
Dalla attenta lettura di questa gustosa raccolta di aneddoti, frizzante come appena uscita dalla penna del Fucini, e per di più piacevolmente abbinata a ricette di antichi sapori, si comprende facilmente come questo stile di vita non sia altro che quello attinente alla famosa “dieta mediterranea”, messo in atto e perfezionato per pura autodifesa, sia economica che sanitaria, da una popolazione in larga misura povera o poverissima che poteva utilizzare solamente alimenti altrettanto poveri, disdegnati in genere dalle classi più abbienti che proprio per questa loro carenza erano già allora preda di malattie “moderne” come la gotta (la cosiddetta malattia dei ricchi), l’ipertensione, il diabete ecc..
Infatti la dieta mediterranea non è uno specifico programma dietetico come in genere si crede o vogliono farci credere, ma un insieme di abitudini alimentari tradizionalmente seguite dalle varie popolazioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.
Subito dopo il secondo dopoguerra, anche in questa area felice, il boom economico ha causato il progressivo abbandono di questa frugale alimentazione basata su prodotti tipici del territorio, spesso coltivati nell’orticello di casa, a favore di una dieta ricca di grassi e proteine animali, molto più calorica e quindi meno rispondente alle reali necessità umane.
Proprio per questo gli alimenti che ritroviamo in queste “ricette ponsacchine”, simili d’altra parte a quelli utilizzati in tutta l’Italia, sono ben equilibrati e perfettamente inseriti in una dieta ipocalorica che è basilare per prevenire alcune patologie degenerative.
Da alcuni decenni la dieta mediterranea viene sempre più rivalutata grazie al fatto che i suoi contenuti sono in linea con le indicazioni scaturite dalle più moderne piramidi alimentari.
Riassumendo, la dieta mediterranea viene raccomandata in quanto è capace di:
_ assicurare un apporto adeguato di nutrienti
_ si basa su cibi naturali e pochissimo elaborati
_ riduce il rischio per le malattie del benessere, cioè di tutte quelle patologie, come il diabete di tipo II, l’obesità ed i problemi di natura cardiovascolare, legate allo stile alimentare squilibrato tipico dei Paesi occidentali.
Gli ingredienti principali della dieta mediterranea sono le verdure, la frutta, il pesce, la frutta secca e con moderazione, il buon vino. Non è certo da sottovalutare l’apporto dato dalla carne degli animali da cortile, dall’olio di oliva, dai cereali, preferibilmente integrali, e dalle erbe aromatiche.
Infatti queste ultime non solo trasformano un piatto, altrimenti banale, in cibo da Re ma ci forniscono anche composti dotati di attività eupeptica, antiossidante e antimicrobica.
Le scelte alimentari ispirate ai principi della dieta mediterranea consentono quindi di prevenire numerose malattie e di ridurre il rischio di sviluppare pericolose patologie.
Leggere questo bel libro, che raccomandiamo caldamente ai più giovani, e soprattutto replicare le sue tante e varie ricette ci darà un duplice beneficio: la gioiosa riscoperta di gustosi piatti della nostra grande tradizione gastronomica e la consapevolezza di alimentarsi in maniera adeguata, naturale e corretta.
Prof. Daniela Giachetti
Docente di Farmacognosia all’Università di Siena e farmacista della Farmacia Santarsiero
UTE PONSACCO
Galleria foto d’epoca dei Bottegai di Ponsacco
UTE PONSACCO
Capitolo Primo  pag. 11
“Mangiar bene per lavorare e divertirsi al meglio…”
Le grandi ricorrenze annuali: Carnevale – Le Ceneri e la Salaccata – San Giuseppe, 1° maggio – Quaresima – Pasqua – Terzo Giorno di Pasqua – Natale Capodanno Epifania

17 gennaio: Sant’Antonio Abate – Pane benedetto pag. 12

Il carnevale pag. 12

Martedì grasso: polpette e lucio pag. 12

Mercoledì delle ceneri: la salaccata pag. 13

La quaresima: mangiare di magro pag. 13

La settimana santa e la Pasqua: uovo e pane benedetto pag. 13

Terzo giorno di Pasqua pag. 14

19 marzo: San Giuseppe “frittellaio” pag. 14

XXV Aprile: merenda a San Marco pag. 15

Il 1° Maggio pag. 15

Ottobre: fiera di San Costanzo pag. 15

Novembre: Commemorazione dei defunti pag. 16

11 novembre, San Martino pag. 16

Natale e Epifania pag. 16

Cenone di San Silvestro e capodanno pag. 17

Le ricordanze pag. 18

Sposalizio pag. 18

Cosa mangiò la sposa pag. 20

UTE PONSACCO
Capitolo Secondo pag. 23
“A chi non piace il vino Dio gli togli l’acqua…”
Grano – Vino – Olio – Aceto – Vin Dolce – Vin Santo   

I lavori della campagna pag. 24

Il Trescone pag. 25

La vendemmia e la produzione di vino pag. 26

Viva Noè che piantò la vigna pag. 27

Vinello o frustapipi pag. 27

Vino dolce pag. 28

Aceto pag. 28

Vin Santo – pag. 28

La grappa dello zio contadino – pag. 29

Olio d’oliva – pag. 30

Acqua potabile: pozzi e fonti – pag. 32

UTE PONSACCO
Capitolo Terzo pag. 35
“Ne ammazza più la gola che la spada..”
Pane – Carni – Caccia – Pesca – Verdure

La buona cucina come “male” di famiglia  pag.  36

 

Quando il Rettorato dell’Università mi ha chiesto di ordinare queste ricette, ho risposto subito affermativamente e con piacere, perchè parlare di cucina vuol dire per me andare molto indietro nel tempo, a ricordi che popolano la mia infanzia, dove la cucina e l’arte del mangiar bene, era una lieta consuetudine.
Mi ritrovo bambina nella grande cucina dell’abitazione di Via Ricasoli, dove sono nata, accanto ad un nonno talvolta un po’ burbero, ma solo apparentemente che la domenica mattina di buon ora, dopo aver indossato un grande grembiule bianco che legava davanti, preparava il pranzo della domenica.
In un breve lasso di tempo, la cucina si riempiva di profumi, aromi, che caratterizzava i vari momenti stagionali, le “riordanze”…
Per ogni occasione c’era un piatto, un aroma particolare che stuzzicavano l’olfatto di tutti quelli che capitavano in casa e già mentre salivano le scale sentivamo esclamare:
“Che odorino, che c’è di bono oggi?”

La nonna al momento, aveva solo il ruolo di “attendente”: doveva essere solerte, attenta, altrimenti il cuoco-nonno si innervosiva… poi toccava a lei ripulire la cucina che era stata messa quasi a soqquadro, perchè non competeva a lui come maschio di casa.

Poco prima dell’uscita dell’ultima Messa, quando ormai il pranzo era pronto e i profumi della cucina avevano invaso anche un po’ del Corso Matteotti, il nonno si toglieva il grembiule, si affacciava alla finestra e molti di quelli che passavano, alzavano la testa ed esclamavano “che odori Paolo!” lui rispondeva se ne aveva voglia fra una tirata e l’altra al suo sigaro toscano.
La sua massima soddisfazione sarebbe stata quella di invitare a salire tutti quelli che gli facevano i complimenti.
Se durante la preparazione del pranzo domenicale, mancava qualche ingrediente, raramente, perchè tutto l’occorrente veniva preparato durante la settimana, si poteva scendere al negozio di Felicino (alimentari) o da Giglina (frutta e verdura) che la domenica mattina erano aperti.

Quando il nonno è mancato, le redini in cucina sono passate alla nonna e quindi alla mia mamma; io ho trascritto alcune di queste tradizionali ricette che a volte metto in pratica ed allora rivivo con nostalgia quelle lontane domeniche, le battute del nonno, i suoi ordini perentori: la salsa deve bollire lentamente girando perchè non si attacchi almeno tre ore…, gratta la milza e sfalla bene nel brodo caldo, quando fai i crostini, il pepolino è un aroma da non dimenticare…
La fretta non faceva parte di quei ritmi di vita, lo “stare a tavola” era qualcosa di sacro, il pranzo della domenica era un rito, l’orario delle 13 andava rigorosamente rispettato.
A tavola si mangiava con gusto, si commentava la riuscita dei piatti, si chiacchierava, ci si confrontava, senza fretta, senza ansia, senza il terzo incomodo della T.V.
Paola Giuntini

 

 

Il pane – pag. 38

Quante buone pietanze si possono preparare con il pane! – pag. 40

Sapori e profumi di casa mia – pag. 43

Ingredienti sempre pronti in cucina – pag. 45

Antipasti – pag. 46

Sughi per la pasta asciutta – pag. 47

Brodo e carni bollite – pag. 48

Zuppa lombarda – pag. 50

Le carni lesse – pag. 51

Gli sformati – pag. 52

Il riso – pag. 53

Manzi, vitellini, polli, conigli, piccioni – pag. 55

Verdure e cereali – pag. 60

Il maiale: cibo per tutto l’anno – pag. 62

“La lavorazione” del maiale – pag. 63

La caccia – pag. 65

La pesca – pag. 67

Chiocciole, “granocchi” e “cèe”: piatti prelibati per palati fini! – pag. 70

“La pulenda”, un cibo per tutte le stagioni e per tutte le tavole – pag. 71

Castagne e farina dolce – pag. 73

Ricette – pag. 74

Colazione – merenda – pisigno – pag. 75

 

UTE PONSACCO
Capitolo Quarto  pag.77
“Formaggio, pane e pere, pasto da cavaliere…”
Dolci – Latte -Burro – Formaggi – Uova

I dolci casalinghi pag. 79

 

L’elogio dei sensi, ovvero il valore di antiche ricette pag. 82

L’universo sensoriale dell’uomo contemporaneo si è notevolmente ristretto e svilito. Il tatto, il gusto, l’odore, il colore, strumenti fondamentali per una conoscenza non superficiale dell’ambiente e di noi stessi, hanno subìto una profonda regressione.

Il tempo da rincorrere, la velocità da recuperare ci stanno privando di molteplici e privilegiati canali per “annusare” e assaporare il mondo che ci circonda. Addestrare nuovamente i sensi, riacutizzare la percezione, affinare una sensorialità atrofizzata, sono alcuni aspetti non secondari, di una “filosofia” di vita.

La degustazione, come esercizio di consapevole e riflessa sensorialità, è un pezzo di questo cammino.

Ecco che allora non ci può essere una vera “degustazione” senza la riscoperta e il recupero di una adeguata struttura sensoriale della qualità di ciò che mangiamo o meglio “degustiamo”.
Ma la qualità, concetto ormai quasi scomparso dalla nostra nomenclatura di vita, va riscoperta, reimparata, reinstaurata, codificata al di là degli elementi soggettivi del gusto.
Allora la conoscenza e la riscoperta di antiche ricette ci può aiutare a ritrovare la qualità, con una maggior attenzione alla procedura che riscopre il sistema di cottura, i componenti e le varie tipologie degli ingredienti genuini e naturali. Ma la degustazione non si limita a riconoscere sensazioni, a registrarle, a ordinarle o imporre una certa nomenclatura… non servono tecnicismi aridi e presuntuosi, ripetitori di nozioni, ma amore per il gusto delle vecchie tradizioni.

Questa premessa, per introdurre il gusto che si può provare, e io l’ho provato, nel mangiare una serie di fette della “Schiacciata” che Paola Bani, cugina di mia moglie e quindi mia cugina acquistata, mi ha regalato la settimana prima di Pasqua.
Già a prima vista, la sensazione è quella della famosa acquolina in bocca, una salivazione esagerata che la vorresti mangiare quasi tutta in una volta. La vista, che ti fa valutare la forma, il colore della cottura.
La fase olfattiva, l’odore e il profumo dei componenti aromatici, che emana e che appena entri in casa la percepisci da subito.

Ma anche il tatto, che ti dà la sensazione della consistenza ancor prima della fase gustativa: quella conclusiva che si svolge da ultimo perché è quella che si svolge in bocca e ti fa giudicare il sapore.

Tutto questo è il frutto di una antica ricetta che la “nonna Ida” ha tramandato e che ovviamente non posso divulgare per ovvi motivi. Ingredienti naturali e genuini, semplici, con dosi pesate “a occhio”, con il processo di lievitazione naturale, in un ambiente dove la temperatura deve essere costante… Mi ricordo l’apprensione quasi maniacale di “nonna Ida”, nello stare attenta ai riscontri e alle correnti d’aria che potevano penalizzare proprio questo processo.

Io mi ritengo fortunato due volte: la prima per aver gustato le schiacciate di “nonna Ida” e la seconda per continuare a farlo grazie a mia cugina Paola. Ma se non posso divulgare gli ingredienti di questa grande prelibatezza, una cosa la posso fare: consigliare di non dimenticare che la conservazione di antiche ricette e vecchie tradizioni preservano la qualità dell’universo sensoriale.
Eugenio Pratelli

 

UTE PONSACCO
Capitolo Quinto  pag.87
Amaro, tienilo caro…”
Frutta – Marmellate – Verdura – Erbe – Funghi 

Le verdure dell’orticello vicino casa pag. 88

Frutta e verdura come calendario delle stagioni pag. 90

Marmellate pag. 91

Conservazione delle marmellate pag. 93

Frutti silvestri e campestri pag. 94

La conserva di pomodoro. Un’impresa settembrina pag. 95

L’alfabeto degli odori pag. 96

Funghi pag. 97

Conservazione di frutti della campagna pag. 98

Le erbe che fanno bene alla salute pag. 99

Mimosa, acacia, gaggia, albizza e robinia pag. 101

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